Pompei, il muro che non aveva ancora finito di parlare

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Pompei, il muro che non aveva ancora finito di parlare

A Pompei c’è un muro che sembrava aver già detto tutto.
Scavato alla fine del Settecento, fotografato, osservato, attraversato per oltre due secoli. Un semplice luogo di passaggio. Eppure proprio lì, tra intonaci consumati e segni quasi invisibili, stanno riaffiorando nuove storie.

Non grandi epigrafi celebrative, né statue o tesori spettacolari. Ma piccole esplosioni di vita quotidiana: un nome scritto in fretta, una battuta, una presa in giro. E poi l’amore, che a Pompei compare sempre quando meno te lo aspetti.
Erato amat…”.
Poche parole, lasciate su una parete come oggi si lascerebbe un messaggio in chat o un post scritto di getto, senza pensarci troppo.

Quel muro che sembrava già letto, oggi rivela graffiti inediti grazie alla tecnologia.


I graffiti “nuovi” di Pompei

La scoperta nasce da un progetto dal nome evocativo: Bruits de couloir, “Voci di corridoio”.
Un lavoro congiunto tra studiosi della Sorbona, dell’Università del Québec a Montréal e il Parco Archeologico di Pompei, sviluppato in due campagne di studio (2022 e 2025).

L’obiettivo era semplice e ambizioso allo stesso tempo: tornare su quel corridoio e rileggerlo davvero, come se fosse un archivio ancora aperto.

Il risultato sorprende:

  • quasi 300 iscrizioni censite

  • 79 graffiti finora sconosciuti, mai documentati prima

Non perché fossero nascosti, ma perché l’occhio umano, da solo, non basta più.


Una Pompei viva, rumorosa, umanissima

I graffiti raccontano di tutto.
Non solo amore, ma gladiatori, insulti, battute ironiche, incitazioni, dialoghi appena accennati. Una Pompei viva, affollata, rumorosa. A tratti tenera, a tratti spietata, come ogni spazio pubblico attraversato da persone vere.

Quel corridoio era un punto caldo di incontro:
saluti rapidi, scherzi pesanti, invocazioni a Venere, frasi lasciate per chi sarebbe passato dopo.
Nessuno immaginava che, secoli più tardi, quei segni sarebbero diventati una finestra sul quotidiano dell’antichità.

E tra tutti, resiste una frase semplice e potentissima:
“Erato ama.”


Perché questa scoperta è così importante

Il valore non sta solo nel numero dei graffiti ritrovati, ma nel messaggio che Pompei continua a dare:
anche ciò che sembra già raccontato può ancora sorprendere.

Questo ambiente era stato portato alla luce nel 1794. Oltre 230 anni fa. È bastato cambiare metodo per scoprire che aveva ancora molto da dire.

Gli studiosi hanno utilizzato:

  • griglie virtuali per mappare le iscrizioni

  • analisi spaziali per individuare temi ricorrenti

  • soprattutto la tecnologia RTI – Reflectance Transformation Imaging

Si tratta di fotografie computazionali scattate con diverse angolazioni di luce, capaci di far emergere incisioni ormai invisibili a occhio nudo.
Il muro non cambia. Cambia il modo di guardarlo.


Conservare Pompei oggi significa anche digitalizzare

C’è anche un’urgenza concreta: questi intonaci sono fragili.
Il tempo, il clima e l’esposizione li consumano ogni anno un po’ di più.

Per questo la conservazione non è più solo restauro fisico, ma anche memoria digitale.
Il Parco Archeologico di Pompei parla chiaro: senza tecnologia, questo patrimonio rischia di scomparire.

Con oltre 10.000 iscrizioni conosciute, Pompei è un archivio immenso. Da qui l’idea di una piattaforma 3D che integri:

  • fotogrammetria

  • dati RTI

  • metadati epigrafici

Non solo un archivio per studiosi, ma uno spazio navigabile e accessibile, capace di restituire al pubblico un’esperienza più profonda.


Pompei oggi: una visita che non smette di sorprendere

Visitare Pompei non significa solo guardare rovine.
Significa ascoltare voci che continuano a parlare, anche dai muri che pensavamo ormai silenziosi.

Ed è proprio questo che rende Pompei una tappa imperdibile per chi soggiorna a Napoli:
un luogo che non è mai uguale a se stesso, perché ogni sguardo nuovo può riportare alla luce una storia dimenticata.

📍 Da Wanda B&B, Pompei è facilmente raggiungibile in giornata.
Un viaggio breve, ma capace di lasciare un segno lungo secoli.

Pompei, il muro che non aveva ancora finito di parlare | Wanda B&B Napoli